Significati, messaggi e segnali
UNA delle più vistose conquiste del mercato mondiale di questo secolo avvenne negli anni 1980. Le campagne promozionali delle grandi aziende riuscirono a trasformare completamente un mercato…
UNA delle più vistose conquiste del mercato mondiale di questo secolo avvenne negli anni 1980. Le campagne promozionali delle grandi aziende riuscirono a trasformare completamente un mercato già saturo di numerosi supporti di registrazione di successo. Diversi colossi dell’elettronica innescarono così un’inutile rivoluzione tecnologica, dimostrando al contempo una micidiale abilità nella manipolazione sociale. La guerra psicologica dei CD travolse il mondo della classe lavoratrice con un’aggressiva epidemia di consumo ostentato. Secondo alcune personalità di rilievo, la registrazione digitale è una tecnologia del tutto superflua e sopravvalutata. Non basta citare gli effetti della «rivoluzione» del CD che danneggiano la coscienza e la sensibilità umana. La tecnologia digitale, con il suo evidente fallimento nel raggiungere gli obiettivi promessi, richiede un commento scientifico chiarificatore.
circa 1907
DISSENSO
Con la comparsa dei sistemi CD si levò contemporaneamente un’ondata di resistenza tra gli appassionati dei supporti di registrazione esistenti. Le differenze evidenti tra supporti analogici e digitali erano di natura interamente qualitativa, e una parte considerevole del pubblico espresse il proprio dissenso. Era un affronto che i vertici delle aziende non avrebbero tollerato.
Tra commentatori indipendenti del settore audio, anche molto distanti tra loro, emerse una straordinaria concordanza di giudizio. Basandosi su sensazioni e «impressioni», gli esperti di supporti audio di tutto il mondo lamentavano il «timbro aspro», l’«attacco tagliente» e l’«atmosfera fredda» che caratterizzavano il suono dei CD. Il «calore morbido» delle registrazioni fonografiche e magnetiche entrò a far parte del lessico consolidato dei critici del CD.
I tecnici del suono ricordavano commenti identici all’epoca della diffusione della tecnologia a transistor. Sebbene i transistor al germanio dessero risultati davvero eccellenti nella ricezione radiofonica o televisiva, fallivano nelle applicazioni audio. C’era chi deplorava il «suono freddo e duro» degli amplificatori stereo a transistor, preferendo il «suono caldo e morbido» prodotto dalle valvole. Alcune aziende continuarono a fabbricare amplificatori stereo a valvole, oggi classici da collezione.
I musicisti della fine degli anni 1960 ricordano l’introduzione dei primi amplificatori per chitarra a transistor e la scoperta di quello stesso suono «duro, tagliente, freddo e poco reattivo». Chi amava usare la distorsione e gli effetti di feedback naturale rimase sconcertato nello scoprire che gli amplificatori a transistor non consentivano né l’una né gli altri. Si notarono ulteriori cambiamenti quando il germanio dei primi transistor fu sostituito dal silicio. I grandi transistor al germanio producevano toni radiofonici «chiari e profondi», rispetto al timbro «esile e superficiale» dei transistor al silicio.
Gli studi quantitativi del fenomeno produssero risultati interessanti. I tecnici del suono scoprirono che le valvole amplificavano meglio tutte le armoniche pari, mentre i transistor amplificavano meglio tutte le armoniche dispari dei segnali in ingresso. Si ipotizzò che la percezione di «caldo» o «freddo» derivasse da queste differenze armoniche.
Convinti che la tendenza verso i transistor avrebbe prevalso, molti tecnici continuarono a progettare amplificatori stereo a transistor. Sul mercato furono fallimenti clamorosi. Gli amplificatori stereo a valvole mantennero il loro primato nelle preferenze degli appassionati, mentre aziende di più lunga tradizione, ancora floride, dominavano la scena dell’alta fedeltà.
La percezione di un suono «caldo e morbido» persiste ancora oggi, come dimostrano le ampie vendite dei ricercati amplificatori a valvole, sia per impianti stereo sia per strumenti musicali. Il mercato degli impianti per dischi in vinile, tornati di moda, continua a testimoniare una nuova rinascita dell’analogico. Basta una visita nei quartieri artistici della propria città per accorgersi di questa crescente preferenza. In certi giorni, i nuovi showroom dell’analogico sono tanto affollati da non lasciare spazio neppure in piedi. Le case discografiche, che osservano con distacco questo fenomeno sociale, stanno fornendo nuove stampe in vinile, anticipando il nuovo ritorno all’analogico.
ESTETICA ETNICA
Questi giudizi provocarono una risposta stantia e caustica da parte di SONY e di altre insegne straniere; le ragioni per cui l’industria tentava di scoraggiare ogni argomentazione o valutazione «basata sulle sensazioni» erano fin troppo evidenti. Con i suoi ingenti investimenti nel digitale, la linea dell’industria non aveva nulla a che vedere con l’estetica.
SONY promosse e diffuse ben presto una propria propaganda: un’insinuazione feroce e derisoria incentrata sulla «fallibilità del discernimento umano» e sull’«infallibilità» delle prestazioni digitali. Inventando e proclamando le proprie conclusioni sull’estetica occidentale, questa ondata di repliche denigrava la sensibilità percettiva umana così come si esercita in Occidente. Di fatto, l’industria pretendeva una conversione dall’estetica occidentale a quella orientale, una conversione insita nella natura stessa del suono dei CD.
SONY invitò i consumatori a «migliorare e modernizzare il proprio discernimento nell’ascolto». Pretendendo che accettassero il suono digitale come «perfezione audio», l’industria diede una risposta tipicamente inflessibile e dittatoriale. I critici del digitale furono accusati di scarsa disciplina, competenze inadeguate e sensibilità antiquate.
Ormai i tecnici dell’industria avevano smesso di ascoltare le lamentele dei consumatori. Persistevano in una loro forma di silenzio, soddisfatti del fatto che la tecnologia avesse un proprio «successo dimostrato». Le ricerche sul campo tra i consumatori confermavano ulteriormente, ai loro occhi, quanto fosse giustificato il loro orgoglio. Il solo controllo del mercato avrebbe ora soffocato ogni protesta. Eppure, nonostante l’atteggiamento autoritario, SONY non aveva il potere di far cambiare idea al pubblico occidentale, che «sentiva la differenza» tra supporti analogici e digitali. SONY non aveva compreso né messo in conto che sensibilità puramente etnorazziali avrebbero continuato a dominare le preferenze del mercato: un ostacolo che non aveva previsto nelle sue estese indagini di mercato. La tecnologia è quindi intrinsecamente orientata, permeata da una componente etnorazziale che colora ogni nuova produzione.
La musica è musica, pensavano. C’erano quegli artisti «classici» stranieri, privi di emozione, le cui esecuzioni si adattavano perfettamente alla tecnologia digitale: era impossibile distinguere un’esecuzione dal vivo da una registrata. Ma gli ascoltatori occidentali più attenti continuavano ad avvertire quel vuoto che ha finora caratterizzato i compact disc.
IL RITIRO
Per un breve periodo, ampie fasce di consumatori iniziarono improvvisamente a preferire l’analogico. I negozi che svendevano vinili cominciarono a registrare vendite enormi, spesso esaurendo le scorte poche ore dopo l’apertura. Quando i rivenditori di CD iniziarono a segnalare questa perdita di mercato, i manipolatori dell’industria cominciarono a ritirare i vinili dalla circolazione. Ma, anche mentre i dischi in vinile venivano fatti sparire, i nastri magnetici vendevano come mai prima. Era una persistenza sorprendente: le preferenze sociali sfidavano le macchinazioni manipolatorie delle imprese straniere. L’industria osservava con preoccupazione queste tendenze mosse dall’estetica. Poteva combattere un’estetica di natura puramente etnorazziale?
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