La società degli elettroni nell’atomo
Riflessioni e lezioni apprese. Come ci insegnano a scuola, nello spazio di un atomo gli elettroni rimangono prigionieri e sono costretti a ruotare, come «posseduti»,…
Riflessioni e lezioni apprese.
Come ci insegnano a scuola, nello spazio di un atomo gli elettroni rimangono prigionieri e sono costretti a ruotare, come «posseduti», attorno a un centro di potere, trattenuti da un potente nucleo atomico che esercita su di loro un fascino oppressivo ma dinamico. Il percorso di rotazione di ogni elettrone è determinato soltanto dalle forze di attrazione del nucleo, che lo guidano invisibilmente. Eppure gli elettroni, ignorando l’esistenza di queste forze e persi nella propria inconsapevolezza, gioiscono della libertà apparente e illusoria della loro prigione invisibile, perché «credono» che sia stata la loro libera volontà a farli muovere nelle rispettive orbite. Noi osservatori esterni, però, sappiamo che a determinare l’orbita non è il singolo elettrone, ma il nucleo dominante. Sappiamo anche che ogni elettrone si trova a una distanza diversa dal nucleo, così potente. Gli elettroni più vicini al nucleo probabilmente sentono di occupare una posizione dominante nell’atomo rispetto a quelli più lontani. Nella «società» degli elettroni di un atomo si crea così una «particolare stratificazione sociale», in cui l’unico criterio di merito di ogni elettrone è la quantità di forza esercitata su di lui dal nucleo dominante e, quindi, quanto gli sia vicino. I «poveri» elettroni forse non sanno che, quanto più si avvicinano al centro della sua forza di attrazione, tanto più sono manipolati e vincolati. E non sanno neppure che il nucleo li tiene vicini perché il proprio potenziale di energia è molto maggiore del loro «povero» potenziale energetico interno. Non sanno che, quanto più un elettrone è lontano dal nucleo, tanto minore è il potere che questo esercita su di lui e tanto «maggiore» è il suo stato energetico interno. Ciò conferisce agli elettroni esterni la mirabile capacità di sottrarsi molto più facilmente alle forze che li imprigionano, assorbendo e incorporando nella propria esistenza piccole quantità di energia dall’ambiente universale, fino a diventare «elettroni liberi». In definitiva, un elettrone diventa «libero» soltanto quando acquisisce abbastanza energia interna da superare il potere esercitato su di lui dal nucleo della forza. Tutto ciò ci insegna molto. Quanto più ci avviciniamo a un centro di potere, tanto più ci illudiamo di essere privilegiati e forti. Ma ignoriamo una verità fondamentale della natura: la vicinanza alla fonte di un potere rivela quanto siamo deboli dentro di noi, quanto siamo manipolati e sottomessi e quanto siamo lontani dal concetto di «libertà».
E una cosa importante che ho dimenticato di dire:
«L’elettrone è una “particella elementare”, cioè un “flusso di energia”, mentre il “nucleo”, prodotto dell’unione di protoni e neutroni, è “materia”. E il flusso di energia, l’“elettrone”, ha come “missione” quella di raccogliere energia dall’ambiente universale per superare la “materia” e diventare un elettrone libero. Il dilemma a cui dobbiamo rispondere è stato posto anche da Platone: schiavi incatenati nella “caverna” o “liberi”, fuori da essa?»